La scelta di prendersi un anno sabbatico è sempre più diffusa tra persone più o meno giovani: anche se tradizionalmente si trascorre il gap year prima del percorso accademico, niente e nessuno impedisce di partire dopo l’università o tra un’esperienza lavorativa e l’altra. Certo è che più il tempo passa, più i dubbi aumentano, specialmente quando si è già completato il proprio percorso di studi o ci si è già buttati nel mondo del lavoro. 

Vedere il gap year come una pausa o, peggio ancora, un’interruzione rispetto a quanto si possa aver già costruito, però, è un errore che svuota completamente di significato questa incredibile esperienza. Innanzitutto, imparate a essere più “egoisti” e chiedetevi: al di là di tutto, sono pronto per iniziare 40 lunghi anni di onorata carriera?? C’è ancora un viaggio o qualcosa che desidererei sperimentare prima di non averne più l’opportunità? In fin dei conti, a metter su casa e famiglia c’è sempre tempo. E poi … chi lo dice che la vostra casa e la vostra famiglia non saranno all’estero?

Dove e per quanto tempo

Tendenzialmente si parla di anno sabbatico ma tenete ben presente che potete staccare da tutto per 6 mesi, un anno o, perché no, molto di più. Certamente il modo più fruttifero di prendersi un gap year all’estero è quello di studiare una lingua, fare un internship presso aziende o società oppure ancora lavorare. Ciò non toglie che potete anche decidere di fare un lungo pellegrinaggio alla scoperta di un nuovo paese e di una nuova cultura.
Qualsiasi tipo di scelta, è innegabile, arricchirà il vostro bagaglio personale e vi renderà più forti e consapevoli delle vostre capacità di adattamento e sopravvivenza. Circa la destinazione, i paesi più gettonati sono indubbiamente UK e Irlanda, dove è possibile acquisire la conoscenza della lingua inglese (un vero e proprio passe-partout nel mondo del lavoro) e dove ci sono moltissimi opportunità lavorative e di tirocinio.

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Darsi degli obiettivi

Quando ci si prepara a un anno sabbatico, i dubbi su come questo periodo possa “rallentare” la propria carriera sono del tutto naturali. E confrontarsi con altre persone, paradossalmente, può rivelarsi un boomerang. Purtroppo potrebbe anche capitare di relazionarvi con persone che mai avrebbero la voglia, l’entusiasmo o la caparbietà di fare una cosa del genere: in fin dei conti, si tratta di staccarsi per un periodo più o meno lungo dalla propria famiglia, dalle proprie amicizie e dalle proprie abitudini. Chiunque vi inviti a desistere, peggio ancora tentando di farvi passare come dei perditempo o dei lavativi, lo fa solo perché non avrebbe mai il coraggio di fare una cosa simile e, quindi, riversa le sue ansie e paure su di voi.
La vostra scelta, invece, deve essere forte e consapevole: in questo caso, potrete replicare facilmente a qualsiasi obiezione che, in ogni caso, non può mai rivelarsi molto sensata quando si esterna un progetto che aiuta a costruire un futuro diverso e che, in tutto e per tutto, rispecchia quello che volete fare. Detto questo, è comunque buona cosa partire determinati e ben focalizzati su quello che si intende fare, impostando ragioni e obiettivi del proprio viaggio che, automaticamente, diverranno interessanti anche agli occhi dei detrattori. E poi, al di là di quello che possono pensare gli altri, una sana e buona organizzazione non guasta mai: improvvisare e lanciarsi all’avventura è stimolante ma fa correre il rischio di perdere tempo e l’occasione di sfruttare al massimo questa opportunità.
Prima di partire, quindi, riflettete attentamente su ciò che volete fare: volete imparare una nuova lingua? Volete fare uno stage nel vostro ambito lavorativo? Volete aprire e gestire un blog di viaggi ed esperienze multiculturali? Fatto questo, siete a più di metà dell’opera!!
Il secondo passaggio è quello di unire l’utile al dilettevole, correlando i vostri obiettivi ai vostri interessi e a tutto quanto il vostro anno sabbatico vi può offrire: così facendo, otterrete il massimo da questa esperienza e vivrete una storia ancora più completa e dinamica (da raccontare, una volta tornati, a tutti quelli che avevano storto il naso).

Come e quanto crescerete

I benefici di un gap year sono infiniti e, soprattutto, riguardano la sfera personale e il bagaglio di esperienza di ciascuno di noi. Imparerete cose per cui non esiste scuola: acquisterete più forza e sicurezza in voi stessi, con un nuovo modo di vedere le cose, dare le priorità, comprendere i vostri valori e i vostri progetti e desideri per il futuro, acquisirete creatività, capacità di problem-solving e una migliore tolleranza e padronanza della situazione di stress o di incertezza.
Non solo, diventerete a tutti gli effetti cittadini del mondo: dopo il primo “distacco”, sarete sempre pronti alla partenza e alla scoperta di nuovi paesi e culture, acquisirete una visione “globalizzata” e internazionale delle cose, rafforzerete la capacità di comunicazione e relazione tra lingue e culture, grazie al contatto con gente di tutte le età e nazionalità.
Più in generale, imparerete un nuovo modo di vivere le cose e la vita: essere lontano da tutto e da tutti, anche se in certi momenti può far vacillare, vi renderà più forti e consapevoli delle vostre infinite possibilità e capacità di adattamento.

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Un’esperienza che vi renderà unici

Che vogliate candidarvi per un’offerta di lavoro, per lo svolgimento di uno stage o per accedere all’università, un anno di esperienza all’estero vi farà distinguere dai vostri coetanei e/o colleghi. Se foste un recruiter, a parità di esperienza di studio e/o lavorativa, scegliereste chi è partito o lo scartereste perché ha dimostrato voglia di fare, intraprendenza e ha maturato un’esperienza all’estero?

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Mantenere una rete mentre siete lontani

Una cosa fondamentale da fare, anche se a distanza, è quella di rimanere in contatto con il mondo del lavoro: anche se il vostro gap year consiste in un’attività lavorativa o in uno stage, è importante restare informati su tutte le novità che si possono presentare. Fissate quindi dei colloqui (da svolgere via Skype) con persone che operano nel vostro settore e mantenete sempre aggiornato il vostro profilo Linkedin, monitorando le offerte di lavoro che vi interessano o riguardano la vostra attività, nel caso stiano cercando proprio voi, per il lavoro dei vostri sogni. Non sottovalutate nemmeno le potenzialità dei vostri nuovi amici, conoscenti o colleghi: vi aiuteranno ad espandere a macchia d’olio la vostra rete di conoscenze e, di conseguenza, di opportunità lavorative.
Quelli che lavorano o svolgono un internship, infine, avranno anche l’occasione di richiedere una lettera di referenze per quando torneranno a casa e cercheranno lavoro.
Nonostante sia opportuno continuare a tenere d’occhio le novità e gli sviluppi nel vostro ambito lavorativo o di studi, fate in modo che questi non vi proietti lontano dalla realtà in cui state vivendo. Un conto è essere lungimiranti e previdenti, un altro è non vivere a pieno questa esperienza perché con la mente si è già tornati a casa, alla ricerca di un lavoro o dell’università da frequentare.
Assaporate questa esperienza perché sarà unica e irripetibile e perché tempus fugit: un anno non è così lungo come si pensa, tanto che moltissime persone decidono di prolungare la loro esperienza ben oltre il “classico” anno sabbatico.

Come inserire un gap year all’interno del CV

Di ritorno da un anno sabbatico, sarete persone nuove. Come far trasparire dal vostro CV la crescita che avete sperimentato? Un recruiter, oltre al percorso accademico e lavorativo e alla conoscenza della lingua straniera, guarda a caratteristiche personali come la capacità di lavorare all’interno di un team, dando il proprio valido contributo, l’abilità di interagire con i clienti, di adattarsi ai cambiamenti e di gestire lo stress, tutti tratti della personalità che, indubbiamente, un gap year contribuisce a costruire.
Prendete quindi spunto da quello che avete vissuto, ricordando come avete dimostrato capacità di adattamento rispetto a una situazione difficile, in quale modo la vostra esperienza ha contribuito a creare un background che possa essere utilizzato nel posto di lavoro per cui vi state candidando, quali esperienze e capacità avete maturato in più rispetto a chi non è mai partito, cosa avete fatto o acquisito all’estero che potete utilizzare anche una volta tornati a casa.
Una sola ultima raccomandazione: deve trattarsi di un vero e proprio riassunto, quasi telegrafico, che non occupi più di tre o quattro righe. Ma non preoccupatevi di questo. Siamo certi che, tra le tante qualità che acquisterete dopo il vostro gap year, ci sarà anche il dono della sintesi 😉

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